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Sunday, July 13, 2014


La terza edizione di "Memorie di una principessa etiope" è ora disponibile su Amazon.it
Ringrazio di cuore tutti i  miei lettori per la loro fedeltà ! 


The 3rd edition of "Memorie di una principessa etiope" is now available on Amazon.it

I warmly thank all my readers for their loyalty ! 

Synopsis (English below)

Agli inizi degli anni Trenta del secolo scorso il Ghebì, il palazzo del nobile Nasibù Zamanuel svetta sontuoso nel centro di Addis Abeba. Circondato da un parco di cinquantamila metri, con alberi di alto fusto e piante ornamentali fatte giungere da ogni parte del mondo, il Ghebì è composto da un’infinità di camere, elegantemente arredate con mobili in stile Luigi XVI e Chippendale, porcellane di Sèvre, immensi arazzi di Beauvais. Ottanta maggiordomi, domestici, cuochi e giardinieri provvedono alla cura della casa, sotto lo sguardo vigile del degiac Nasibù, bello come un dio con i suoi 185 centimetri di statura, il fisico da atleta, il volto attraente e sereno, le sgargianti divise da generale. 

Nella vita del degiac, tutto sembra tingersi di prodigioso e fiabesco: da come ha impalmato la giovanissima Atzede Mariam Babitcheff dopo una gara sfrenata nell’ippodromo di Janehoj-meda alla presenza del reggente, ras Tafari Maconnen, a come l’ha condotta in pellegrinaggio in cima al monte Managhescia, dove il santo eremita Abba Wolde Mariam ha predetto alla sposa la nascita di ben cinque figli.

Un giorno di ottobre del 1935, tuttavia, la bella fiaba termina bruscamente. Per ordine di Benito Mussolini, le forze armate italiane invadono l’Etiopia da nord al sud, senza alcuna dichiarazione di guerra. Il degiac Nasibù combatte valorosamente per difendere la sua civiltà, quell’antica civiltà coptortodossa che fa dell’Etiopia una terra cristiana nel cuore dell’Africa. Le forze sono però troppo impari, e il conflitto segna la fine dell’Impero d’Etiopia e dello splendore dei Nasibù.

Il 21 giugno del 1936, è arrestato Ivan Babitcheff, il suocero di Nasibù. Il 19 ottobre, il degiac si spegne in una clinica di Davos. Nei mesi successivi tutti i Nasibù sono costretti all’esilio.

A più di sessant’anni dagli avvenimenti,Martha Nasibù, figlia del degiac Nasibù, racconta l’incredibile vicenda della sua famiglia condotta in Italia sul finire del 1936 e mantenuta in cattività sino all’agosto del 1944. Otto anni di esilio nei luoghi di «villeggiatura» di Mussolini. Otto anni di esilio per la sola colpa di essere moglie e figli del degiac Nasibù Zamanuel, che si era comportato in guerra con estrema correttezza, non certo ricambiata dal «viceré» Rodolfo Graziani.
Preziosa testimonianza storica, il libro illumina il mondo dell’aristocrazia etopica «in bilico fra le suggestive eredità del feudalesimo e le forti aspirazioni alla modernità»

Angelo Del Boca
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In the beginning of the 1930’s, the sumptuous palace (Guebi) of the noble Nassibou Zamanuel stood in the centre of the Ethiopian capital, Addis Ababa. It was surrounded by a fifty-thousand square meter park, adorned with tall trees and ornamental plants imported from all over the world. The Guebi consisted of dozens of rooms elegantly furnished with Louis XVI and Chippendale-style furniture, Sèvres china and immense tapestries from Beauvais. Some eighty household staff, butlers, domestics, cooks and gardeners were assigned to the running of the palace, working under the watchful eye of Dejazmatch Nassibou, a divinely handsome man - over six feet tall, with attractive, serene features and an athletic figure clad in a dazzling general’s uniform.

In the life of the Dejatch, all seemed remarkable and idyllic as in a fairy-tale: from the time he conquered the heart of the young Atzede Mariam Babitcheff, following a breath-taking race at the Imperial Race Course in the presence of the Regent, Ras Tafari Makonnen; to the time he took her on a pilgrimage to the top of Mount Menagesha, where the hermit-saint, Wolde Mariam, foretold the birth of five children to the bride.

On October day in 1935, however, the lovely fairy tale came to an abrupt end. By order of Benito Mussolini, the Italian forces began the invasion of Ethiopia from North to South, without a declaration of war. Dejatch Nassibou fought with valour to defend his culture, the ancient Coptic-orthodox civilization which made of Ethiopia a Christian land in the heart of Africa. The forces however were far too disparate, and the conflict would spell the end of the Ethiopian Empire and of the splendour of the Nassibous.

On 21 June 1936, Ivan Babitcheff, father-in-law of Dejatch Nassibou, was arrested. On 19 October, the Dejatch dies in a clinic in Davos, Switzerland. In the months that follow, all the Nassibou family are forced into exile.

More than sixty years after these events, Martha Nassibou, daughter of the Dejazmatch, tells the tale of the incredible journey of her family, exiled in Italy from the end of 1936 until August 1944. Eight years of exile in the “vacation resorts” of Mussolini, for no fault other than being the wife and children of Dejatch Nassibou Zamanuel, who had conducted himself with extreme correctness in war, an attitude certainly not reciprocated by Viceroy Rodolfo Graziani.

A valuable historic testimony, the book sheds light on the world of that Ethiopian aristocracy, “juggling between the wish to preserve their feudal heritage and a powerful longing for modernity”.

Angelo Del Boca

Recensione di Manila Maionchi

Martha Nasibù con la
madre Woizero Atzede Babitcheff
e la sorella Amaretch
Un affascinante quadro di una famiglia speciale, le cui vicende si intrecciano con alcuni degli eventi più critici del Novecento. Una puntuale testimonianza sul mondo dorato dell’aristocrazia etiopica degli anni Venti e Trenta, insieme al commovente ritratto di un padre importante visto attraverso gli occhi della figlia più piccola. Il diario di un lungo esilio forzato lontano dalla propria patria e dei continui spostamenti che ne seguono. Tutto questo è «Memorie di una principessa etiope» di Martha Nasibù: un libro che si propone di essere, riuscendoci, una pagina di storia e un racconto biografico - familiare che si arricchisce dei ricordi dell’infanzia dell’autrice.

Il volume, giunto ormai alla sua terza edizione, è diviso in due parti fondamentali dall’evento che più ha scosso l’infanzia della scrittrice, la morte del genitore, una delle più alte personalità dell’Impero etiope.

La prima _ collocabile cronologicamente tra la metà degli anni Venti e l’invasione italiana dell’Etiopia _ è volta a ripercorrere la vita del degiac Nasibù, mettendone in risalto la dimensione più intima e domestica di capofamiglia, rispetto a quella nota _ politica e rappresentativa _ di alto dignitario feudale. Ogni capitolo di questa parte racchiude dei veri e propri affreschi di un mondo dal sapore lontano descritto con dovizia di particolari: dalle tradizioni ai banchetti, dal matrimonio dei genitori alle cerimonie pubbliche, ogni dettaglio è riportato alla luce in modo attento e coinvolgente, permettendo così ai lettori non di osservare la vetrina impolverata di un vecchio museo, bensì di muoversi all’interno di una realtà che pare riprendere vita, dopo essere stata soggetta all’oblio del tempo per tanti anni. Su tutti spicca nettamente lo struggente ricordo del degiac, uomo saggio e coraggioso per l’Impero e padre severo e affettuoso per i figli, la cui sorte è ricostruita dall’autrice attraverso le reminiscenze personali di bambina, le testimonianze di parenti e amici, i preziosi documenti d’archivio.

Martha Nasibù (in basso a destra) con il padre
Degiac Nasibù Zamanuel, la sorella Amaretch
ed i fratelli Berhanu e Theodros
La seconda parte, invece, comprende gli otto anni, dalla fine del 1936 all’agosto 1944, nei quali la famiglia Nasibù, ormai orfana del capo etiope, è costretta all’allontanamento coatto dalla terra natale. La politica coloniale italiana aveva infatti ripreso nella regione abissina ciò che in precedenza era già stato attuato negli altri domini africani: la deportazione in Italia dei sudditi d’oltremare. Nata come politica intimidatoria mirante a suscitare nelle popolazioni autoctone il terrore di essere sradicate dalla terra d'origine _ era presente solo in forma episodica in Eritrea negli anni attorno al 1890 _ essa cominciò poi ad essere ampiamente impiegata in Libia come pratica repressiva per le manifestazioni più gravi di dissenso, nelle cosiddette operazioni di
pacificazione del territorio, prima di essere utilizzata in Etiopia per piegare e stroncare qualsiasi forma di resistenza dei notabili di etnia amhara; è in questo contesto che si collocano le vicende dei Nasibù.



Sebbene provvidenzialmente iniziato prima dell’attentato al viceré Graziani (febbraio 1937), cui seguì la messa a ferro e fuoco di Addis Abeba e la sistematica deportazione di diverse centinaia di membri della precedente aristocrazia negussita, l’esilio coatto della famiglia della scrittrice non è meno penoso e difficoltoso.

Martha (a destra), Berhanu e
Amaretch, sul balcone
in Via Caracciolo
La sua penna, tuttavia, ce lo restituisce con la grazia e la dolcezza che solo le rievocazioni dell’infanzia possono avere. Il viaggio via mare verso Napoli riporta i colori e le impressioni fissatesi indelebilmente nella memoria di bambina, di cui sono pervasi i brani dedicati alla città, alla casa di via Caracciolo, alla scuola ed ai nuovi compagni, ai fatti rammentati direttamente o ricostruiti attraverso i racconti dei familiari, ed al mondo nuovo che ancora appare quasi fatato, pieno di novità ed esperienze che sono in grado di tenere a distanza la nostalgia per l’Etiopia. La città partenopea sarà infatti descritta in modo molto diverso _ anche se mai privo di speranza _ più tardi, dopo l’episodio di Zliten (marzo 1937), l’oasi a trecento chilometri da Tripoli dove i Nasibù sarebbero stati trasportati senza preavviso ed abbandonati a loro stessi: in seguito al menzionato attentato, un Graziani più che mai ossessionato dalla possibilità di eventuali congiure ordite nei suoi confronti aveva avviato la citata politica delle deportazioni, a cui sicuramente si congiunge questa vicenda. Il terrore da allora diviene uno scomodo compagno di viaggio, e non è sufficiente essere scampati ad una morte prevedibile nel deserto per dimenticare, non bastano le nuove destinazione coatte, i meravigliosi paesaggi delle Dolomiti, o la città di Firenze e la campagna adiacente, o l’isola di Rodi: si tratta pur sempre di un confino senza fine, di una sorta di turismo forzato, di sorveglianza più o meno stretta; tutto è visto con sospetto, con l’angoscia di trovare un’altra Zliten dietro l’angolo.

Molti sono gli avvenimenti riferiti a quegli anni di continui illogici spostamenti, alcuni piacevoli (bellissimo è l’episodio della scoperta della neve, a tratti poetico), altri difficili, legati all’entrata in guerra dell’Italia, determinante un significativo peggioramento delle condizioni di vita della famiglia (il cibo drasticamente razionato): è forte l’esigenza dell’autrice di fissare ognuno di essi, di fare della memoria un’occasione di riflessione anziché di rimprovero, poiché tutto si può dire, tranne che dalle sue parole trapelino sentimenti di odio e rancore. I ricordi così diventano importanti pagine di storia, e vanno a definire meglio alcuni lati del colonialismo italiano di cui, fino a qualche decennio fa, si sapeva pochissimo: il fenomeno repressivo della deportazione in epoca fascista trova qui una testimonianza diretta e significativa, non va dimenticato.

«Memorie di una principessa etiope» è dunque un libro di grande sensibilità e dignità, qualsiasi aspetto del testo si voglia far prevalere: dalla dimensione storica a quella personale, Martha Nasibù sa muoversi in punta di piedi, scrivendo pagine piene di sentimento e di valore
documentario.

Fortemente consigliato.
Manila Maionchi

Thursday, July 10, 2014

Recensione e synopsis dello storico Angelo del Boca

Un libro meraviglioso che ha il grande pregio di condurci in un mondo del tutto sconosciuto a noi occidentali, quello complesso dell’aristocrazia etiopica degli anni Venti e Trenta.

Agli inizi degli anni Trenta del secolo scorso il Ghebì, il palazzo del nobile Nasibù Zamanuel svetta sontuoso nel centro di Addis Abeba. Circondato da un parco di cinquantamila metri, con alberi di alto fusto e piante ornamentali fatte giungere da ogni parte del mondo, il Ghebì è composto da un’infinità di camere, elegantemente arredate con mobili in stile Luigi XVI e Chippendale, porcellane di Sèvre, immensi arazzi di Beauvais. Ottanta maggiordomi, domestici, cuochi e giardinieri provvedono alla cura della casa, sotto lo sguardo vigile del degiac Nasibù, bello come un dio con i suoi 185 centimetri di statura, il fisico da atleta, il volto attraente e sereno, le sgargianti divise da generale.

Nella vita del degiac, tutto sembra tingersi di prodigioso e fiabesco: da come ha impalmato la giovanissima Atzede Mariam Babitcheff dopo una gara sfrenata nell’ippodromo di Janehoy-meda alla presenza del reggente, ras Tafari Maconnen, a come l’ha condotta in pellegrinaggio in cima al monte Managhescia, dove il santo eremita Abba Wolde Mariam ha predetto alla sposa la nascita di ben cinque figli.

Un giorno di ottobre del 1935, tuttavia, la bella fiaba termina bruscamente. Per ordine di Benito Mussolini, le forze armate italiane invadono l’Etiopia da nord al sud, senza alcuna dichiarazione di guerra.
Il degiac Nasibù combatte valorosamente per difendere la sua civiltà, quell’antica civiltà coptortodossa che fa dell’Etiopia una terra cristiana nel cuore dell’Africa. Le forze sono però troppo impari, e il conflitto segna la fine dell’Impero d’Etiopia e dello splendore dei Nasibù.

Il 21 giugno del 1936, è arrestato Ivan Babitcheff, il suocero di Nasibù. Il 19 ottobre, il degiac si spegne in una clinica di Davos. Nei mesi successivi tutti i Nasibù sono costretti all’esilio.

A più di sessant’anni dagli avvenimenti, Martha Nasibù, figlia del degiac Nasibù, racconta l’incredibile vicenda della sua famiglia condotta in Italia sul finire del 1936 e mantenuta in cattività sino all’agosto del 1944. Otto anni di esilio nei luoghi di «villeggiatura» di Mussolini. Otto anni di esilio per la sola colpa di essere moglie e figli del degiac Nasibù Zamanuel, che si era comportato in guerra con estrema correttezza, non certo ricambiata dal «viceré» Rodolfo Graziani. Preziosa testimonianza storica, il libro illumina il mondo dell’aristocrazia etopica «in bilico fra le suggestive eredità del feudalesimo e le forti aspirazioni alla modernità» 


Angelo Del Boca

Tuesday, July 08, 2014

Recensione di Susanna Ferri

Adey Abeba 1994, di Martha Nassibou
L’insuperabile soave talento di scrittrice  della Principessa Martha Nassibou  è espresso con delicatezza nel suo   il bellissimo libro “Memorie di una principessa etiope”

Ogni pagina è un prezioso scrigno dal quale trarre perle di storia, di saggezza, di grandezza d’animo.
Pur trattando  eventi  storici dolorosi per il grande Paese di origine,  l’Etiopia,  e pur essendo stata toccata personalmente dall’inconsolabile lutto per la perdita del valoroso padre  degiac Nassibou Zamanuel, a causa delle fistole ai polmoni procurate dal letale  gas iprite,  utilizzato  dai comandanti   italiani nell’aggressione, e la perdita del fratello Keflè, nelle memorie della Principessa etiope Martha,  vi è la totale assenza nei protagonisti   dell’acrimonia per il nemico aggressore. Non una traccia di invettive, rivendicazioni  o vendette indirizzate all’ingiusto nemico.

Una tenace profonda teologia è ben descritta nella figura della madre Atzede Mariam Babitcheff che con la sua fede ed i rosari recitati ha salvaguardato la vita dei suoi piccoli principi profughi.  Il  libro è una piacevole immersione nella storia, nel paesaggio e nei profumi africani. Coloro che hanno  avuto la fortuna di nascere o  vivere nel  Corno d’Africa, leggendo il libro,  riassaporeranno i profumi della savana, l’odore speziato dello zicnì , del wot così ben descritti e gusteranno  il leggero sapore acido dell’injerà;   gioiranno  leggendo le descrizioni delle allegre rincorse tra bambini  nei soleggiati cortili etiopi ed all’orecchio verrà concessa la totale quiete del silenzio del riposo pomeridiano.

Chi è nato o cresciuto in Africa ritroverà nel libro anche il galateo etiope, gli inchini rispettosi dei bambini  al cospetto degli autorevoli  genitori, la descrizione delle feste più significative e suggestive come il Maskal.
Coloro che, invece, non conoscono la storia del Paese famoso per il café di Harar,  scopriranno il talento e la lungimiranza del popolo etiope e della sua aristocrazia. Leggeranno di Ras, Negus, Negus Neghesti,  re dei re, imperatore, le  cui storie si sono  intersecate , in modo infausto, con quelle di Mussolini, Badoglio, Graziani,   Balbo.

La melmosa e carsica condotta della Società della Nazioni non ha gestito correttamente gli interventi  per scongiurare  l’invasione dell’Etiopia nel 1935, senza una dichiarazione di guerra da parte dell’Italia.
Essa infatti avrebbe dovuto diplomaticamente scongiurare l’aggressione dell’Italia ad un Paese membro della Società delle Nazioni cioè all’Etiopia poiché quest’ultima era già membro della Società delle Nazioni dal 1923, ben prima che lo divenisse l’Italia  nel 1937.

L’appartenenza dell’Etiopia alla Società delle Nazioni,  tanti anni prima dell’Italia dimostra quanto valida e lungimirante fosse la diplomazia di tale onorevole popolo etiope  che,  come la storia insegna,  fu anche precursore della nascita delle rappresentanze diplomatiche degli ambasciatori nel mondo.
L’augurio che mi nasce nel cuore al termine delle numerose riletture del libro è che tutte le nostre case possano essere come quella  del padre della Principessa Martha Nassibou dove (cito parole dal testo) “ la vita aveva il sapore della felicita “


Friday, July 04, 2014

Recensione di Mario Innocenti - Sole 24 Ore

"Tutto comincia come in una favola. La piccola Martha Nasibù possiede tutti i doni di una bambina la cui culla è rallegrata dalle buone fate.......

Martha Nasibù ci porta tra incantesimi e incubi, nel mondo dell'aristorazia etiopica degli anni Trenta....
è un libro che prende il lettore, alcuni passaggi hanno il segno della poesia..."





Thursday, July 03, 2014

Recensione di Alba Laura Arciello - Pensieri sul tuo libro

Harrar, Nostalgic Dreamland
di Martha Nassibou
"Un sogno dorato, di sete e aromi profumati, di risate argentine, dipalazzi imperiali avvolti da ombrose e fitte vegetazioni, tintinnii dicristalli e fruscii di abiti preziosi, la gioia intessuta nella trama disentimenti profondi, che uniscono una famiglia, nello scenario fantastico quanto reale, di una vita che non da spazio se non all'armonia dei rapporti umani e al profondo rispetto per la natura, aprezzando e vivendo consapevolmente il privilegio della propria condizione.

Uno schianto fragoroso!!! La guerra, terrificante e distruttiva. Non si può sprofondare nell'inferno senza bruciarsi, le ferite interiori sono indelebili. Come sopportare tutto questo senza odiare? Ce lo insegna una donna straordinaria attraverso il suo racconto, nel quale, nel bene e nel male, scende profondamente nell'umano, lasciando a sua volta una traccia indelebile nella nostra interiorità, perché quando un libro è scritto con il cuore e soprattutto palpita di verità, ognuno di noi, giunto all'ultima pagina, sente che dentro di sé qualcosa è cambiato, e ciò che sembra impossibile diventa realtà... il dolore con il tempo si può trasforma in amore.

Grazie Martha!

Con stima e affetto,

Alba Laura

Wednesday, July 02, 2014

Tuesday, July 01, 2014

Recensione di Nello Ajello - La Repubblica



Presentazione del libro al Campidoglio, Roma

".....Una lettura interessante, come testimonia il fatto che, in breve tempo, quest' autobiografia (che viene oggi presentata a Roma, alle 17,30, nella sala della Protomoteca in Campidoglio) è già arrivata alla seconda edizione. Nel lungo esordio del suo libro l' autrice, riferisce episodi che non poté vivere in maniera cosciente, perché troppo piccola, e infatti informa il lettore  di essersi documentata con l' aiuto di sua madre. Il paesaggio, l' ambiente, i personaggi si sciolgono in una sorta di mimesi dell' infanzia. Ne risulta un quadro estatico, popolato dall' aristocrazia etiopica degli anni Trenta: i palazzi nei quali essa viveva, il sentore di privilegio che ne accompagnava atti, modi, linguaggio, frequentazioni. Di queste realtà, noi italiani non avevamo affatto sentore......"


Recensione di Nello Ajello - La Repubblica (pdf)

Monday, June 30, 2014

Recensione di Agostino Oliveti - ..commovente e straordinario libro di memorie

Woizero Atzede Babitcheff e
Degiac' Nassibou Zamanuel,
i genitori di Martha
"Un’agiata e nobile famiglia Etiope e’ travolta da due gravi avvenimenti: la guerra Italo-etiopica nel 1935 e la Seconda Guerra mondiale. L’occupazione del paese e la tragica morte delle persone care costringono la madre della protagonista ad affrontare con determinazione l’esilio e, purtroppo, vivere situazioni drammatiche in un’Europa dilaniata dalla guerra. Un unico pensiero e’ importante per lei. Un solo obiettivo e’ perseguito con tenacia, superando, a volte, anche gli incidenti che le leggi razziali le procuravano: l’istruzione dei figli!. La grande fede e la dterminazione della Signora Atzede sono intensamente sentite nella vicenda che tesse, a mio avviso, la lode di questa madre meravigliosa.

Libro da leggere, consigliato perche’ descrive, dato che e’ vissuta in prima persona, la vita di palazzo in epoca feudale. Ci narra, con particolari inediti, gli usi e i costumi di questa antica civiltà, con il suo corollario di tradizioni millenarie.

La Principessa riesce a farci vivere i suoi momenti spensierati e sereni, i giochi con i fratelli che si svolgevano nel grande ghebbi’ di Addis Abeba, ci fanno ammirare soprattutto la sua devozione per le consuetudini e sottolinea quanto rispetto ci fosse nel rapporto tra figli e genitori.

La storia si sviluppa senza odio né atteggiamenti vendicativi nei confronti di chi ha causato tanto dolore. L’autrice ricorda piuttosto le amicizie Italiane, il bene ricevuto, l’amore delle persone che l’hanno aiutate nei momenti difficili del loro esilio.

Il libro della Principessa Nasibu aggiunge altresì un prezioso tassello alla storia coloniale Italiana, perche’ gli eventi sono narrati da un osservatorio unico ed autentico. Lo raccomando perche’ sono certo che piacerà allo storico e fara’ capire, specialmente ai giovani, che la civiltà non e’ solo benessere ma anche e soprattutto dignità."

Agostino Oliveti

Monday, June 16, 2014

"Forza e temperanza" (strength and temperance) pastels on black paper, 2014



 
"Forza e temperanza" (strength and temperance) pastels on black paper, 2014
 
I recently made this is a portrait of my nephew.  I wanted to capture his gaze which is determined and dreaming at the same time, reflecting his strength of character and the capacity to have a strong vision in life.

Saturday, March 22, 2014

"Harrar, nostalgic dreamland", oil, 2004



"Harrar, nostalgic dreamland", oil, 2004.  

This painting  was commissioned by an Ethiopian lady, dedicated to her  son on an important occasion. It now belongs to this family's collection.

The girls on the painting are a symbol of the beauty, dynamism and generosity of the People of Harrar. There is a transcendent luminosity in the main figure, synthesis of magnitude.

Wednesday, February 26, 2014

Gli occhi parlano

Les yeux parlent
 
Prise de conscience que d’avoir des yeux,
Fenêtres ouvertes vers les cieux
sans cesse émerveillés
lorsqu’un trait de lumière
baigne la nature qui s’éveille.
 
Les yeux ouverts sur le monde
dévoilent l’âme profonde
d’un regard amoureux
qui s’embrase de feu.
 
Tantôt des yeux malins
scrutant l’âme du voisin,
tantôt doux, fascinants
élargissent aux amants
l’hardiesse aux regard
lors d’un destin hagard.
 
Des yeux pleurent au matin
quand tout est jouissance,
des yeux pleurent de chagrin
quand tout n’est que souffrance.




Martha Nassibou le 28 novembre 2004

Poesia a un amico speciale

Con un libro in mano…

 
Lassù nel cielo brilla il sole
Fasciate d’oro danzano le nuvole,
Echeggiano i gridi di un gabbiano,
E io volo con un libro in mano.

Un Angelo mi condusse
Nel giardino della magia
Mi prese per mano
E mi fece volar via,
Sù sù nel ciel di fantasia
Dove la vita è frenesia.

L’Angelo mi svelò l’arcano,
Mi prese per mano
E mi insegnò a volare
Verso la Stella Polare
Con un libro in mano
Nei cieli del gabbiano.


                                                                    
Martha Nassibou  Perpignan il 7 gennaio 2006


Dedicato a Angelo del Boca

Tuesday, February 25, 2014

La Tradizione, la cultura e la Letteratura antica e moderna dell’Ethiopia



Discorso presentato al  Premio Grinzane Cavour, il 19/ 20 gennaio 2007,   Torino


Convegno « Il deserto e dopo » ,  LA LETTERATURA AFRICANA DALL’ORALITÀ ALLA PAROLA SCRITTA


Un breve cenno sulle origini, la Tradizione, la cultura e la Letteratura antica e moderna dell’Ethiopia.


Signor Presidente, Illustrissimi Docenti
Signore e Signori,

mi è grata l’occasione di questo Convegno, al quale ho l’onore di partecipare,  e che si delinea nel solco di un rafforzato interesse per la Letteratura nei paesi Sub-Sahariani, per  svolgere il tracciato sulle origini e sull’antica tradizione del mio Paese e quindi sulle espressioni culturali di base senza le quali non sarebbero scaturite le rimarchevoli opere letterarie antiche e contemporanee dell’Etiopia.

Ringrazio l’Illustrissimo dott. Giuliano Soria, presidente del prestigioso Premio Grinzane Cavour, per avermi onorata con un invito a partecipare a questo importante evento.

Desidero innanzitutto puntualizzare, se me lo consentite, per la varietà dei contenuti da trattare e non essendo io una specialista in questo campo così vasto da abbracciare la storia della letteratura etiopica, che risale ad approssimativamente a duemilla anni or sono, ho dovuto raccogliere tutto il mio coraggio ed ho con desiderio e umiltà accettato di intervenire concretamente con un mio esposto.
Poichè coraggio senza umiltà non è che folle temerarietà, chiedo in questa sede la Vostra comprensione e mi assumo di presentare in brevi linee, nel miglior modo possibile, l’impegnativo compito di sgranare una successione di eventi che si sono prottratti attraverso la pluri-millenaria storia dell’Etiopia, nel corso della quale la letteratura religiosa ha rivestito un considerevole significato culturale, unico e non paragonabile ad altre realtà socio-religiose.

In qualche misura questa mia rievocazione storica della cultura letteraria etiopica alla presenza di Illustri Docenti, in un contesto come quello del Premio Grinzane Cavour che ha risonanza internazionale, la sento un po’ come l’occasione suprema per onorare la volontà di mio padre il degiac Nasibù Zamanuel,vale a dire, quando ancora bambina con i miei fratelli, ci esortava, come lascito morale, ad amare e difendere con ogni mezzo la dignità e la Tradizione della nostra amata Patria l’Etiopia.

L’Etiopia, dunque, è uno dei più antichi e misteriosi imperi, arroccato su un altopiano in paesaggi infiniti, che trae le sue origini nell’Arabia Felice dei regni dei Sabei, e che costituì il regno di Axum nel 900 A.C., la cui civilizzazione fu ritenuta una delle cinque più grandi potenze del Medio-Oriente di quell’epoca. Il mito delle origini ci porta alla leggenda del Re Salomone e della Regina di Saba del Regno dei Sabei, e pur questo lo si può considerare un tema letterario. La lingua scritta della Sabea fu introdotta ufficialmente nell’impero di Axum nel IV secolo D.C. dove inizialmente apparve sugli steli delle vittorie dei re, poi sulle monete e così la lingua Ghe’ez apparve nell’insegnamento della liturgia e teologia.

Il Ghe’ez linguaggio antico dell’Etiopia, affonda le sue radici nell’aramaico ed è una lingua usata nella liturgia e nella teologia orale e scritta ed ha affinità liguistiche con l’ebraico e l’arabo.

La civilizzazione etiopica risale a quella axumita che si è spesso incrociata con quelle dell’Egitto Faraonico e del Regno d’Israele e successivamente con la Tradizione cristiana ; ed è sotto quest’ultimo aspetto un crogiuolo di antiche tradizioni, conservatorio di valori spirituali.
L’Etiopia è stata cristianizzata nel IV secolo D.C. e con la diffusione del cristianesimo Axum fu designata Città Santa e emersero i grandi Monasteri come a nord del paese i monasteri di Debre-Damo e Debre-Bizan, a sud il Monastero di Santo Stefano sul Lago Haik, Birbir-Mariam a sud del Lago Abay, detentori tutti di un’intensa religiosità,  che diffusero il Cristianesimo e intorno ai quali nascevano Chiese rotonde che hanno a poco a poco preso il posto dei santuari pagani, creando un’unità spirituale forte di un popolo cristiano inclìne  ad una austerità quasi monacale, caratteristica che troviamo anche ai giorni nostri nella maggior parte delle persone.

Il popolo etiope, conosciuto anche come popolo dal « viso bruciato dal Sole », (dal Greco Aithio= bruciato, ops=viso), tra i popoli Sub-Sahariani ha la sua diversità per le caratteristiche proprie derivanti dalla sua Tradizione, Cultura e per la sua pluri-millenaria indipendenza, perduta solo nel secolo scorso per l’aggressione e invasione del Regime Fascista nel 1935- 36 che la occupò per soli cinque anni
.
Veniamo ora alla Letteratura etiopica che è antica quanto il paese stesso. In realtà nell’Etiopia antica, anche se molte espressioni culturali venivano tramandate oralmente, la fertilità della letteratura scritta, ricca di pregi, si è manifestata sopratutto nell’ambito della Chiesa, dove si scrivevano biografie, storie epiche di imperatori, inni religiosi, inni poetici che facevano parte preponderante della letteratura in Ghe’ez. Era consuetudine che Opere voluminose  della letteratura Copta (egizia) e Greca venissero adattate in Ghe’ez.

Il libro « Kebre-Nagast » (La Gloria dei Re) lo si può considerare tra le più importanti opere letterarie della tradizione religiosa etiopica. Fu scritto in Ghe ‘ez  nel IV secolo D.C. da un monaco dal nome di Yeshak, per ordine di Yabkà-Egzì signore dell’Endertà, nel nord del paese.
Nel Kebre-Nagast deriva l’identificazione dell’Etiopia come Nuova Israele e legittima depositaria dell’Alleanza Divina ; inoltre il Kebre-Nagast contiene la descrizione della storia dei re e la Carta delle Istituzioni imperi          ali dell’Etiopia.
In diversi scritti si trovano elementi profetici e libri sacri miniati nel Medioevo etiopico e molti scritti di ispirazione poetica in « ké-né » ( ossia poesie erudite in rime che racchiudono doppi sensi ) che fanno parte del costume etiopico e sono tramandate nelle dimore di tutti i ceti sociali dall’antichità sino ai nostri giorni.
Un’altra interessante notizia riguarda il Libro delle rivelazioni « Romanzo cristiano » attribuito ad Alessandro Magno è, a quanto pare, opera originale etiopica del 14mo secolo.

Nel XIV secolo, sopravviene il regno dell’imperatore Zara-yaqob, eccezionale letterato, famoso per i suoi numerosi scritti Mariani dedicati alla natura divina di Maria Madre di Gesù, il quale ha redatto un’opera di istruzioni teologiche costituendo il più raro monumento del pensiero etiopico. Sotto il suo regno furono redatti molti manoscritti, tanto per citarne alcuni il « Fekré-Melako » (L’amore degli angeli ») scritto ermetico, pieno di poesie. Un altro libro che voglio citare è il « Misteri del Cielo e della Terra » marcato di gnosticismo, e molte opere importanti scritte e miniate con stili di vetrate dai colori profondi e altri a volte stilizzati.

Nel 16mo secolo il monaco Abba Bahrey storico e etnografo scrisse le «Croniche dell’imperatore Sarsa-Denghel » e un’importante opera letteraria « La storia degli Oromo e la loro migrazione » che comprende un’analisi nella quale egli condanna l’inadeguatezza della struttura socio-politica in quel contesto che considerava disastrosa.

Nel 1350 un autore anonimo scriveva un’opera dal titolo « Della conoscenza dei Regni del Prete Gianni", il cui nome era Ab-dessalib o in amarico Ghebre Maskal (il servitore della Croce).
Per i Latini, il Prete Gianni era un imperatore etiope. Il suo impero resta per lungo tempo un paese di sogno per la sua magnificenza. La leggenda del Prete Gianni aggiunge fascino al mistero dell’antico impero etiopico. A lui e ai suoi Regni (aveva dodici Re vassalli) si attribuiscono immense ricchezze che ricordano le « Mille e una notte ». L’Occidente è attratto da questi fantastici racconti. Il primo Sovrano europeo che tentò un contatto con l’imperatore d’Etiopia fu Enrico IV d’Inghilterra nel 1400. In seguito furono i Papi e Alfonso d’Aragona ad avere una fitta corrispondenza con gli imperatori Zara-Yaqob e Baede-Mariam dal 1430 al 1436.

Infine questo breve escursus che ho quì esposto in poche righe, ma che tuttavia abbraccia un po’ tutta la storia dell’antica letteratura etiopica merita, a mio modesto avviso, di favorirne la diffusione che ora si limita ai libri di storia.

Desidero ora soffermarmi brevemente sulla risorgenza della letteratura moderna etiopica che germogliò all’inizio del secolo scorso dove il fantastico irrompe nella creatività dei letterati. Uno dei massimi letterati è stato il Blatten Ghetà Heruy Welde Sellasse (1878 -1939), il quale scrisse tra altri i seguenti libri in amarico :
                       « Wodagié Lebbé » (Amico mio, Cuore mio) nel 1915
                       «  Yelib Hassab » (Il pensiero del cuore : solenne matrimonio       della Luce e di Sion) nel 1923
                        « Addis Alem » (Nuovo Mondo) nel 1924
                        “Enemmà wodajoccène yehem be Sematchew” (Io e i miei amici, poesia di Apparenze attraverso i loro nomi) nel 1927.

Afework Gebre-Yesus scrisse nel 1908 il primo romanzo dal titolo “ Lebb-wolled Tarik” (Storia scaturita dal cuore,) considerata un opera letteraria rara e un capolavoro della letteratura amarica.

Haddis Alemayehu ( 1910-2003) ministro degli Esteri e romanziere scrisse nel 1968 il suo “Fikir iske Mekabir” ( l’Amore sino alla tomba) considerato un classico della letteratura etiopica.


Nonostante il Regime fascista avesse nel 1937 bruciato in massa i libri e trafugato in Italia i manoscritti, oltre che aver decimato quasi tutta l’intellighenzia uscita dalle Università dell’Europa, d’Egitto e del Libano, dopo un drastico arresto della produzione letteraria, gli intellettuali sopravissuti alla strage, una volta l’Etiopia riconquistata nel 1941 dal legittimo imperatore Haile Sellasié I, si sono dovuti ricostituire in uno slancio creativo che ha fatto fiorire una nuova intellighenzia di giovani etiopi.

Tre decenni dopo,nel 1974 venne la Rivoluzione marxista- leninista con l’appoggio e la guida dei sovietici e dei cubani. Anche in questa tragica occasione la letteratura subì un arresto dopo che migliaia di studenti e molti letterati furono massacrati nell’intento di formarne dei nuovi nella dottrina comunista.
Dopo questo ulteriore dramma ci fu il grande esodo di etiopici letterati scampati alla strage. Si costituì all’estero la Diaspora che si installò maggiormente negli Stati Uniti, nel Canadà, nella Gran Bretagna e l’Europa, da cui un fermento intellettuale estremamente stimolante ha dato vita a una fiorente generazione di scrittori, drammaturghi, saggisti, giornalisti, editori, produttori, registi.

Il potere espressivo risorge ancora una volta tra numerosi preminenti intellettuali etiopi, letterati, politici e storici autori di molte opere, romanzi e trattati. Non potendoli citare tutti, mi soffermo soltanto su alcuni, il principe Asfa-Wossen Asserat che ha svolto i suoi studi in Germania, ha scritto un saggio « La storia di Sawa (Ethiopia ) » 1700-1865, secondo l’analisi del Blattengheta Heruy Wolde Sellasse sull’antico manoscritto « Tarika Nagast » (storia dei Re).

Cito il letterato dott.Menghistu Lemma il quale stabilì un’amicizia con il drammaturgo Georges Bernard Shaw . Il dott. Ayele Bekerié autore di “Ethiopic”, lingua parlata in Etiopia poco prima del IV secolo D.C. Come lingua moderna rappresentano l’estinto Ethiopic la lingua Tigré e il Tigrinyà. Egli scrisse  numerosi articoli sulla storia dell’Etiopia e dell’Africa

Abrham Demoz, educato a Harvard University, professore di Linguistica all’Università Northwestern negli USA, dice che l’Etiopia oggi ha la più alta diversità di lingue al mondo. Le tre lingue madri sono il Semitico, il Cuscitico, l’Omotico, lingue rappresentate in Etiopia sin dai primi periodi della sua storia. 

Lo scrittore dott. Nega Meslekia vincitore di un premio per autori etiopi, per il libro « The Hyena’s belly »  ( il ventre della iena ) al quale seguì il libro « Il Dio gravido di uno sciacallo » scritti ambedue in inglese.

L’Ambasciatore Zewde Retta autore del molto acclamato libro in amarico « Gli affari eritrei nel periodo dell’imperatore Haile Sellassié » e di recente nel 2005 ha pubblicato un libro rimarchevole in quanto un’Opera Magna intitolato « Tafari Mekonnen. Il lungo viaggio verso l’ultimo potere » con i suoi 550 pagine e più di 60 immagini che coprono gli ultimi anni dell’imperatore Menelik II e le prime quattro decadi della vita dell’imperatore Haile Sellassié I.

Desidero segnalare un’accurata analisi del problema linguistico in Etiopia nonchè un’antologia critica della letteratura etiopica nel libro « Silence is not of Gold » ( Il silenzio non è d’oro ) pubblicato nel 1995 in inglese in una rimarchevole raccolta di dati, dai professori Taddesse Adera e Ali Jimele Ahmed .

Ho l’orgoglio di citare la Dottoressa Kidist Bayelegn regista e scrittrice laureata in psicologia all’Università di Addis Abeba che ha diretto in amarico i film : « yelot Shishit » ( L’evasione dell’oggi ) nel 1997 e « Hiwote endewasa » (La sfida della mia vita ) nel 1998.

Dovendo figurare anche io in questa lista di scrittori, vorrei esprimere che per me scrivere il libro «  Memorie di una principessa etiope », è stata un’esperienza forte, che mi ha proiettata in un universo nel quale solo le parole scritte sono in grado di far passare la corrente e mostrare in piccole sequenze di parole semplici, giusti e forti che è possibile essere percepiti pienamente dai proprii lettori. La corrente è stata percepita e istantaneamente si passa dai ricordi alla piena consapevolezza degli eventi storici che hanno cambiato il destino dell’Etiopia e si segue con tenerezza lo svolgersi degli episodi che hanno marcato, con l’esilio, la presa di coscienza di una realtà sconosciuta, nell’animo della bambina Martha che diventa nella seconda parte del libro, protagonista del proprio racconto.

Ho voluto con questo libro trasmettere alla giovane generazione un pezzo di storia, spesso a loro sconosciuta, che ha riguardato la realtà di un’Etiopia feudale con le sue contraddizioni, ma con la consapevolezza dei suoi giovani dirigenti di una speranza sempre viva per un futuro luminoso paradigma di progresso e di crescita.
Spero che questa mia modesta opera possa essere un punto di riferimento per sollecitare altri scrittori ad arricchire con il loro contributo la letteratura moderna dell’Etiopia.
La letteratura rimane un prezioso valore, un faro guida per la trasformazione sociale e politica delle Nazioni Africane e contribuirà a produrre benessere e crescita per una popolazione che, sebbene martoriata da drammatici eventi, continua a esprimere un’immensa forza creativa traendo origine nelle profonde e antiche tradizioni di questo magnifico continente che è l’Africa.  



Grazie


Referenze Bibliografiche :
Huguette Pérol, racconti e Leggende d’Etiopia, SAIE. Edizionei Paoline- Catania 1968
Jean Doresse, l’Empire du Prêtre Jean Vol I- l’Ethiopie Antique, Vol II-l’Ethiopie Mediévale
Librairie Plon 1957
Enrico Cerulli, La letteratura etiopica, Sansoni/ Accademia 1968
Taddesse Adera & Ali Jimale Ahmed »Sile,ce is not of Gold » a critical anthology of
Ethiopian Literature 1995
Edit the Red Sea Press inc.
11-D Princess Raod
Lawrenceville, NJ O 8648 – U.S.A.
Memorie di una principessa etiope di Martha Nasibù (Nassibou)
Neri Pozza Editore 2005






Primo Blog dell'anno!

Oggi ho passato una bellissima giornata con mia figlia Saba. Ho anche pensato molto a come ravvivare il mio blog. cosa ci scriverò? Che cosa voglio condividere con i miei lettori? Le risposte verranno piano piano. Intanto comincio con questo primo testo del 2014 per dirvi che sono proprio contenta. E in più vi metto una bella foto.